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Sentiero Merlo – Carpanè

merlo

SENTIERO MERLO - CARPANE'

Durata prevista: 3 ore

Punto di partenza: m150slm; punto d’osservazione: m350slm

Tramite il percorso, lungo i sentieri CAI 35 e 36, si visitano alcuni siti della Prima Guerra Mondiale(Grande Guerra).

Motivi di interesse: storico, per le testimonianze della Grande Guerra; paesaggistico, per gli scorci panoramici sul Canale di Brenta.

Sono previste, in condizioni ottimali, il trekking sui sentieri con spiegazioni della guida e tappe al punto d’osservazione all’apice ed alla ‘Galleria di Angelo’.

Le opere belliche di difesa realizzate per la Grande Guerra sono state recuperate di recente.

Caratteristiche del sentiero

I sentieri di montagna hanno una pendenza pronunciata per consentire un transito rapido, perlopiù non prevedono zone panoramiche ed aggirano le asperità del terreno solo se necessario.

Le sezioni si salita/discesa sono sistemate con rocce a formare gradini; in alcuni casi, si è rilevato che la pendenza dei singoli scalini è rivolta verso la cima, particolare che facilita l’ascesa e limita i danni da caduta, specialmente nel periodo delle gelate invernali.

Cenni storici

Il dispiegamento di gallerie e trincee testimonia la grande importanza che questa area rocciosa ebbe per il controllo della Valbrenta e della Val Frenzela(Valstagna) durante la Prima Guerra Mondiale, nella possibilità di un’invasione da Nord da parte dell’impero Austro-Ungarico.

Tali opere furono edificate a partire dal 1916, con lo scopo di dare supporto alle sistemazioni difensive sul Monte Grappa e di garantire collegamento e continuità con le difese preposte sull’Altopiano di Asiago, attraversando la Valle del Brenta. I lavori più importanti in questo ambito erano quelli di Carpanè e del Merlo, facenti parte di un sistema di sbarramento avanzato detto di Rivalta, in seguito collegato con quello sull’altra sponda del fiume.

Panoramica sulla valle

Il Massiccio del Grappa e l’Altopiano di Asiago sono formati da una successione di strati di rocce calcaree originatesi a partire da 200 milioni di anni fa.

Tali sedimentazioni derivano da una lenta deposizione, su quello che una volta era fondale marino, di resti alluvionali e di esoscheletri(gusci) di organismi di cui si possono rinvenire ora solo fossili (spesso ammoniti).

La stratigrafia della zona identifica Dolomia, Calcare grigio e Rosso ammonitico, fino al Biancone formatosi in vetta.

Fenomeno tipico di tutta l’area è il carsismo, cioè il discioglimento del calcare contenuto nelle rocce all’azione combinata di idrometeore(pioggia, neve) ed anidride carbonica. Questo provoca la visibile mancanza di ristagni idrici in superficie e la conseguente difficoltà per la vita animale.

Rettili comuni sono l’orbettino(biscia) e la vipera(serpente).

Uccelli rapaci avvistabili sono l’aquila reale, la poiana ed il gheppio.

Rari gli anfibi, almeno nella parte visitata.

Mammiferi individuabili dalla testa del gruppo sono capriolo, camoscio, lepre e scoiattolo.

A livello di flora, in primavera fioriscono vistosamente alcune varietà di orchidee, in autunno ci si imbatte spesso nei ciclamini.

Le aree boschive sono caratterizzate nel piano vallivo da carpino, orniello e roverella, mentre al salire in altitudine compare il faggio che lascia spazio più in quota all'abete rosso ed al larice.

Trincee

La trincea è un tipo di fortificazione ampiamente sviluppato nel corso del primo conflitto mondiale.

La sua utilità derivava da vari fattori: permetteva di combattere “al coperto” cioè utilizzando la struttura stessa come uno scudo ai colpi dalla distanza; collegando più trincee in un sistema unico, erano agevoli il trasporto di materiale bellico e di viveri, al riparo da colpi e avvistamenti; rendevano possibili comunicazioni non intercettate dalla parte avversa, con messaggeri o linee telefoniche chiuse; la costruzione poteva richiedere grandi sforzi fisici e materiali dagli operatori, ma non competenze tecniche specifiche, infatti tutte quelle recuperate sui fronti principali d’Europa hanno forme simili.

Strategie simili sono state perse con il secondo conflitto mondiale, vista l’aumentata potenza di fuoco delle armi e l’utilizzo dei mezzi aerei per ricognizioni e bombardamenti. 

Uno dei problemi più pesanti affrontati dai soldati che vi stazionavano per lunghi periodi, era l’ambiente ostile creato dalla trincea stessa: il cronico ristagno idrico sul fondo, unito spesso all’inadeguatezza dell’equipaggiamento, causava danni irreparabili nel fisico dei combattenti.

Punto d’osservazione apice

E’ possibile utilizzare l’area per sosta lunga/pausa pranzo.

Il luogo è a m350slm, la maggiore altitudine che si raggiungerà.

Il migliore punto panoramico, da postazione d’artiglieria è stato convertito a punto d’osservazione a giro d’orizzonte, struttura tipica dei recuperi bellici storici che consente di identificare agevolmente i luoghi di interesse(monti, paesi,altre postazioni e trinceramenti) nel panorama.

Un breve sentiero laterale conduce: sulla sinistra ad un piccolo rifugio in pietra, con a fianco una galleria che trapassa tutto il crinale per fungere da punto d’avvistamento; sulla destra ad altre sezioni parzialmente percorribili di trincee, rivolte da nord a sud e con un’ottima visuale sulla Valle d’Oliero e relative Grotte.

Grotta di Angelo

Solitamente prima tappa della gita. Utili delle torce per la parte di esplorazione in galleria.

Qui c’è da affrontare una breve parte di scalata, con supporti laterali e gradini.

La galleria è composta da rozzi gradini sul fondo e da una corda d’appoggio sul lato sinistro salendo.

La parte superiore consta di feritoie e punti di osservazione.

Per i dialoghi, evitare le soste, anche brevi, in zone esposte con briglie laterali per la caduta massi, onde evitare rischi.

Come arrivare

Questo itinerario parte dalla località Merlo(m 150), sul Canale del Brenta, pochi Km a nord di Bassano del Grappa.

Venendo da sud per la strada statale della Valsugana, presso le prime case del paese, si gira a destra per una strada in leggera salita dove, dopo pochi metri, si può parcheggiare.

Qualora il punto di partenza sia la Base Rafting dell’IvanTeam, è sufficiente proseguire verso nord per 10’ fino all’evidente area di sosta dell’azienda ‘Geotex’: dal parcheggio antistante la struttura, guardando verso Nord, sarà immediato individuare la meta della gita, identificata da una parete di roccia nuda sopra alla quale è stata pianta una bandiera.

L'imbocco del sentiero è poche decine di metri a nord, tenendo la destra lungo la tortuosa via asfaltata.

Sentiero della Grande Guerra
Il sentiero da seguire è il  CAI n°36.

Affrontando la salita, dopo pochi minuti si trova una deviazione a sinistra con le prime gallerie(dette ‘di Angelo’), poste a quote diverse e collegate da una scaletta con pioli metallici infissi nella roccia. Una delle gallerie è lunga diverse decine di metri e per visitarla è consigliabile una torcia elettrica. Si rientra poi nel sentiero, abbandonando il fondo della Valle del Merlo ed in mezz'ora, seguendo i pali segnaletici, si raggiunge il Col del Merlo(m350 slm), dove si trovano altre postazioni della Prima Guerra Mondiale.

Esplorata l’area, soprattutto l’ampia veduta panoramica sulla valle e le Grotte di Oliero, si può percorrere a ritroso la via già fatta si può giungere a valle in mezz’ora circa.

Sentiero alternativo
Se le condizioni atmosferiche sono favorevoli ed il sole non ha già iniziato a calare, è possibile proseguire l’escursione trasformandola in un sentiero circolare, secondo le indicazioni che seguono.

In questo caso, gli attributi complessivi della gita variano in:

Dislivello: m550

Lunghezza: Km 8,6
Durata(comprese le soste): 5h 30’

Ci si innalza ancora un po' lungo il percorso principale e, a quota m440 circa, si lascia il sentiero CAI n°36 per assecondare una stradina a sinistra(con cartello d’indicazione), che conduce in 10' alla Casera Pra Ventore (m511), che vanta una posizione panoramica sul Canale di Brenta. Ora il sentiero prosegue in costa, supera l'impluvio della Valle delle Ore e si immette nel sentiero CAI n°35 che sale da Londa. Si segue in salita il n°35 e in 20' dalla confluenza si giunge a Costa Alta(m634), punto più alto della passeggiata.

Il luogo, pur non essendo molto distante in linea d'aria dalla statale, si trova in posizione riparata, e qui il silenzio è particolarmente profondo ed avvolgente.

Per la discesa si segue il sentiero diretto a Carpanè(con tabella) che, lasciando la cava sulla destra, permette di scendere in piano in poco più di un'ora.

Per recuperare l'auto si percorre verso sud la strada asfaltata del paese. In corrispondenza del sottopasso della ferrovia si va a sinistra lungo un percorso ciclo-pedonale che in 20' permette di giungere al parcheggio della vettura.